
Quando si pensa alla motocicletta, non è immediata l’immagine di una donna in sella ad essa. Nel mondo però, aumentano sempre più le community e le iniziative sociali al femminile, basate, in particolare, sulla condivisione di questa passione. Adrenalina, libertà, emancipazione e indipendenza, sono queste le parole chiave che dall’Australia al Venezuela, fino a passare per l’India, ma anche per l’Arabia Saudita, lo Zimbawe e l’Egitto, hanno in comune le donne appassionate di moto.
Da chi sente la necessità di concedersi una seconda opportunità dopo aver vissuto condizioni familiari difficili, a chi sogna di girare il mondo in sella ad una moto, fino ad arrivare a chi porta avanti la lotta contro gli stereotipi, soprattutto in paesi in cui le politiche sociali sono ancora legate alla cultura maschilista. Ma non solo, molte volte, le donne, sono spinte soprattutto dal desiderio di indipendenza ed emancipazione, dalla voglia di ribalta e dalla necessità di lasciare un messaggio educativo, affinché per le generazioni future sia chiaro il messaggio legato alla necessità di compiere passi in avanti in merito al tema. Nello Zimbabwe, per esempio, la passione per le moto si è resa necessaria proprio attraverso la ricerca di emancipazione e indipendenza. Il tutto si è avviato, in particolare, nelle zone rurali, in cui grazie all’adozione di tricicli elettrici a cinque posti, da parte della start-up Mobility for Africa, è stato possibile migliorare le condizioni di vita delle famiglie. Gli “Hamba” (è così che vengono chiamati questi mezzi), permettono alle donne del luogo di trasportare e vendere i prodotti coltivati nei mercati dei villaggi lontani. Sempre in Africa, in particolare in Kenia, ci sono poi le Piki Dada, donne che amano definirsi “sorelle di moto” che hanno avviato un progetto che ha l’obiettivo di unire le donne trattando temi importanti ma anche avvicinandole alle due ruote e diffondendo, infine, messaggi educativi e formativi sul mondo delle moto.
Anche in Arabia Saudita negli ultimi anni c’è stato un cambiamento radicale. Fino a due anni fa, in particolare, alle donne non era concesso guidare. Ad oggi invece, grazie soprattutto alla nascita si scuole guida che hanno sfidato questo stereotipo, le donne stanno finalmente provando a “mettersi in moto”. Sono tantissime infatti le cittadine che, oltre ad avere l’opportunità di imparare a guidare le auto, si stanno appassionato alle due ruote. Anche in Egitto, nello specifico al Cairo, c’è un progetto simile. Si tratta della Drive Scooters Academy, la cui fondatrice è Walaa Zohier. L’accademia ha tra gli obiettivi, quello di insegnare alle donne a guidare scooter per molteplici motivi, tra questi, come riporta Ansa Lifestyle, la libertà di mobilità e la possibilità di avere un mezzo di trasporto sicuro contro le molestie sessuali.
In Australia invece, un gruppo di oltre 100 donne, ha messo su la “Bendigo Girls Riders”. Le storie di queste donne, giovani e adulte, sono legate da un passato molto simile: quello di una vita piena di violenze domestiche. Con la moto, queste donne, cercano riscatto, sfrecciando insieme con l’obiettivo comune di riprendersi in mano la propria vita. In questo senso, il coraggio e la determinazione di queste donne, le ha portate ad esaudire, prima che l’emergenza sanitaria prendesse il sopravvento, il sogno di compiere il giro del mondo in moto. Le storie di riscatto però non arrivano solo dalle donne. Nel mondo, sono tante le iniziative di diverse case motociclistiche e associazioni no profit impegnate nella lotta agli stereotipi e ai pregiudizi, soprattutto legate alle bikers. Tra questi non si può non citare un progetto partito in Venezuela, paese che ancora fa fatica a distaccarsi dalla mentalità maschilista e dalla possibilità di offrire opportunità concrete alla parità di genere. Proprio per questa ragione è nato il gruppo delle Ratgirls, motocicliste di Caracas che viaggiano in gruppo per ridurre il pericolo di aggressioni. Lo stesso accade anche in Pakistan e in India. In particolare, per il Pakistan, con il programma Women on Wheels (che ha coinvolto più di 5mila partecipanti), per l’India con il progetto We for Women, della casa produttrice indiana Royal Enfield, che ha fornito le proprie moto alle poliziotte di Bangalore, permettendo loro di emanciparsi all’interno del corpo di polizia. Un altro esempio importante in India è quello di Sarika Mehta, fondatrice di Biking Queens, che ha scelto le due ruote come mezzo per diffondere messaggi educativi e di empowerment femminile durante i raduni dei biker e nelle zone rurali del paese.
Insomma, giorno dopo giorno diventa sempre più difficile fermare l’onda creata dalla volontà delle donne che provano ad emanciparsi e a lottare contro gli stereotipi utilizzando, spesso e volentieri, le proprie passioni, come snodo necessario per lasciare un messaggio. Anche in Italia, nonostante le difficoltà, le donne diventano una forza sempre più presente anche nel settore dell’automobilismo e motociclismo sportivo. Di fatto, prendere in mano la propria vita e salire in sella ad una moto, soprattutto nei paesi in cui si rischia di essere punite per questo, è segno di un cambiamento radicale. La moto, da sempre simbolo di libertà e indipendenza, troppo spesso associata solo agli uomini, non può che lanciare un forte segnale.
Foto Facebook Piki Dada