Dal riflesso delle ruote dei mulini sull’acqua alle mura merlate che raccontano secoli di battaglie, oggi siamo a Borghetto sul Mincio, in Veneto. Un piccolo gioiello incastonato lungo il fiume, frazione di Valeggio sul Mincio, inserito tra i Borghi più belli d’Italia per la straordinaria armonia tra storia, natura e architettura. Qui il tempo sembra scorrere con la stessa lentezza del fiume che attraversa il paese, regalando un’atmosfera sospesa e romantica, capace di conquistare al primo sguardo.
Borghetto sorge sulle rive del fiume Mincio, in una valle circondata dalle colline moreniche. Il suo sviluppo è legato indissolubilmente all’acqua, che nei secoli ha rappresentato difesa, risorsa economica e via di comunicazione. Il centro più antico conserva ancora oggi l’aspetto tipico del borgo medievale: case in pietra affacciate sul fiume, vicoli silenziosi, il campanile che svetta tra i tetti e soprattutto le antiche ruote dei mulini ad acqua, un tempo fondamentali per la molitura del grano. Passeggiare tra queste stradine significa immergersi in un paesaggio quasi fiabesco.
A dominare la scena è il maestoso Ponte Visconteo, straordinaria diga fortificata costruita nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano. Lungo 650 metri e largo circa 25, il cosiddetto “Ponte Lungo” si erge nove metri sopra il livello del fiume, collegandosi al sovrastante Castello Scaligero attraverso alte cortine merlate. Il ponte faceva parte di un complesso difensivo più ampio chiamato “Serraglio”, che si estendeva per circa 16 chilometri fino alle pianure di Nogarole Rocca, con l’obiettivo di proteggere i confini orientali del ducato. Oggi la sua presenza scenografica, insieme alle rocche e al castello, regala uno degli scorci più fotografati del Veneto.
Le origini di Borghetto risalgono all’epoca longobarda (VI-VIII secolo d.C.), periodo da cui deriverebbe anche il toponimo, che significa “insediamento fortificato”. Accanto all’antico guado sul Mincio sorse una “Curtis Regia”, sede di un funzionario incaricato della riscossione dei dazi per l’attraversamento fluviale. Tra l’XI e il XII secolo fu edificato sulla riva sinistra del fiume il piccolo monastero di Santa Maria, citato per la prima volta in una bolla pontificia del 1145. Probabilmente svolgeva funzioni di assistenza ai viandanti, come uno “xenodochio”, offrendo accoglienza ai pellegrini e ai bisognosi che transitavano lungo le vie medievali. Con la dominazione scaligera e, successivamente, con la costruzione del Ponte Visconteo, la geografia del borgo cambiò radicalmente. La lunga epoca veneziana (1405-1796) segnò invece il passaggio da presidio militare a centro molitorio: lungo il Mincio sorsero numerosi mulini che sfruttavano la forza idraulica del fiume.
Tra le tappe da non perdere c’è la Chiesa di San Marco Evangelista, risalente al XVIII secolo e costruita sui resti di una precedente pieve romanica dell’XI secolo. Poco distante si trova la statua di San Giovanni Nepomuceno, che secondo la tradizione protegge dall’annegamento chi cade nelle acque del fiume. Sono piccoli dettagli che raccontano la profonda connessione tra il borgo e il Mincio, tra fede popolare e vita quotidiana. Per secoli l’economia di Borghetto si è basata sulla molitura e sulla pesca, praticata con il sistema delle “peschiere” fisse. Nel corso del Novecento, con il declino di queste attività, il borgo ha trovato nuova vita nel turismo. Oggi è una meta amatissima per passeggiate romantiche, gite in bicicletta lungo le piste ciclabili che costeggiano il Mincio, soste gastronomiche nelle trattorie tipiche e momenti di relax immersi nella quiete delle sue silenziose stradine.




