“Infrastrutture e mobilità sostenibili”: l’intervento del segretario generale di Aci, Gerardo Capozza

Ospitiamo l’intervento del segretario generale di Aci, Gerardo Capozza, durante la giornata di studi “Infrastrutture e mobilità sostenibili” che si è tenuta nell’ex palazzo delle Poste dell’Università di Bari il 23 settembre.

Premessa

Il settore dei trasporti, oggi come in passato, rappresenta una costante del confronto politico e scientifico sulla sostenibilità. L’ampio dibattito di livello nazionale e comunitario che interessa vivacemente il tema dei trasporti in ambito urbano ed extraurbano da oltre un decennio ruota prevalentemente intorno agli effetti negativi che il movimento quotidiano di persone e merci produce sull’ambiente e sulla qualità della vita. I trasporti rivestono infatti un ruolo strategico essenziale per lo sviluppo economico e, al tempo stesso, rappresentano uno dei settori economici che esercitano maggiori pressioni sulle risorse ambientali e naturali.

Il Trasporto su “gomma” rimane oggi la principale fonte di trasporto in tutta Europa e, nonostante l’attuale crisi economica abbia rallentato la mobilità, la qualità dell’ambiente appare sempre più compromessa dal numero crescente di veicoli che circolano su strade e autostrade, dalla vetustà del parco circolante. Inoltre, l’inquinamento atmosferico ed acustico, il consumo del suolo, la frammentazione del territorio e le interferenze sugli ecosistemi e la biodiversità, le intrusioni visive e il danneggiamento dei beni storico-artistici e paesaggistici, costituiscono spesso “effetti collaterali” del trasporto e naturale sbocco di politiche di mobilità non sostenibile.

Oggi la “mobilità sostenibile” rappresenta uno degli strumenti migliori per il bilanciamento delle esigenze di movimento di merci e persone con quelle di conservazione dell’ambiente in una prospettiva di tutela delle generazioni future. La mobilità sostenibile ricomprende infatti tutte quelle modalità di trasporto in grado di diminuire le esternalità negative del traffico di merci e persone, sul piano economico, sociale e ambientale. Pertanto si tratta sempre di un concetto di mobilità da realizzare per soddisfare i bisogni attuali – o prossimi – senza compromettere le esigenze delle generazioni future.

L’obiettivo ultimo della mobilità sostenibile è quello di consentire al cittadino di spostarsi e trasportare merci nel pieno del suo diritto cercando di contenere allo stesso tempo le esternalità negative associate al traffico (tra cui le emissioni di gas serra, lo smog, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità). Queste esternalità hanno un costo sociale che grava sulla popolazione e la mobilità sostenibile mira a trasformare tale fattore negativo in un elemento di qualificazione sociale tale da indurre l’instaurazione di processi virtuosi in grado di arrestarne gli effetti. Per questo motivo, nel corso degli ultimi anni, a livello statale, regionale e locale sono stati adottati provvedimenti volti ad incentivare la mobilità sostenibile.

A tal proposito, è con soddisfazione che, il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha dichiarato che: “con la conversione in legge del “Decreto Mims”, il secondo varato in poco più di dieci mesi, si rafforza ulteriormente il vasto insieme di riforme approvate negli ultimi 18 mesi e orientate a realizzare una trasformazione sistemica e integrata delle infrastrutture e dei sistemi di trasporto, in linea con le politiche europee del Green Deal e l’impegno del Ministero per la sostenibilità e la riduzione delle disuguaglianze”; con tale Decreto, conclude, “il Parlamento ha dato il giusto valore al lavoro intenso che ci ha visti impegnati in questi mesi di Governo, con emendamenti che hanno valorizzato i nostri provvedimenti”.

Più sicurezza e qualità dei trasporti, transizione ecologica del trasporto aereo, marittimo e terrestre, potenziamento delle infrastrutture e messa in sicurezza di quelle idriche, efficientamento del sistema portuale nazionale, revisioni al Codice della strada per aumentare la sicurezza e velocizzare le procedure amministrative, interventi innovativi di rigenerazione urbana con particolare attenzione ai minori, semplificazione del funzionamento dell’amministrazione e miglioramento dei servizi ai cittadini grazie alla digitalizzazione delle pratiche presso le Motorizzazioni e i PRA.
Queste le finalità principali della nuova legge riguardante gli investimenti infrastrutturali e i sistemi di mobilità sostenibile che è solo il punto di partenza di un percorso che dovrà portare
l’Italia verso un modello di “sviluppo sostenibile”.

Il Ruolo di ACI

Quando parliamo di mobilità non possiamo non riferirci al concetto di mobilità sostenibile, ossia un sistema di mobilità urbana che riesca a conciliare l’indispensabilità degli spostamenti con l’esigenza di abbattere progressivamente gli effetti negativi, che essa stessa genera: dall’inquinamento acustico a quello atmosferico, dalla congestione stradale dell’incidentalità, dal consumo del territorio al degrado delle aree urbane.

L’ACI, grazie ad una costante attività volta a promuovere, programmare, pianificare e diffondere una serie di “buone pratiche” orientate alla diffusione di una mobilità sostenibile, condivisa da e fra tutti i “portatori di interesse”, si propone di incidere positivamente sugli impatti ambientali, economici e sociali attraverso una serie di iniziative, interventi ed azioni, in modo continuativo e coordinato, favorendo un’inversione di tendenza ma, soprattutto, diffondendo una nuova cultura individuale e collettiva della mobilità stessa.

Appuntamento clou per la mobilità, è stata la 73a Conferenza del Traffico e della Circolazione, organizzata da Aci: quest’anno è stata dedicata al tema strategico delle infrastrutture, con particolare attenzione al fabbisogno di manutenzione della rete viaria secondaria in seguito ad uno studio effettuato dalla “Fondazione Caracciolo” – il Centro studi e ricerche di Aci. La Fondazione Caracciolo ha presentato lo studio “Il recupero dell’arretrato manutentori della rete viaria secondaria – una priorità del paese” che è stata analizzata e commentata da Ennio Cascetta, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Filippo Caracciolo, Maurizio Crispino, Professore Ordinario di Strade, Ferrovie ed Aeroporti, Politecnico di Milano, Enrico Musso, Professore Ordinario di Economia dei Trasporti Università di Genova, Achille Variati, Presidente UPI – Unione Province d’Italia.

“Una priorità per il Paese” è così che Aci e la Fondazione Caracciolo hanno definito la necessità di sanare il gap di manutenzione dei 132.000 chilometri di rete stradale provinciale, strategici per il tessuto economico e sociale del Paese. Le attuali inefficienze e criticità della rete sono dovute al fatto che negli ultimi dieci anni sono mancati investimenti in manutenzione per circa 42 miliardi di euro. Investire in manutenzione delle strade non rappresenta un aggravamento del rapporto deficit/pil ma bensì un incremento del pil di quasi un punto, oltre ad una significativa riduzione della disoccupazione, senza trascurare che solo gli incidenti sulle strade provinciali costano 3 miliardi di euro ogni anno.

La giornata ha anche visto la partecipazione di Jean Todt, presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile il quale ha auspicato che così’ come attualmente accade per le auto, anche l’efficienza delle strade venga valutata da autorevoli organismi internazionali.

Solo quando anche le nostre strade raggiungeranno punteggi minimi a tre stelle nella classificazione iRap-Eurorap si potrà finalmente abbattere del 30% il numero di incidenti stradali. Quella della mobilità è sicuramente una delle sfide più impegnative che il nostro paese affronta ormai da anni. La morfologia del territorio, la distribuzione poco bilanciata di aree industriali e poli commerciali, la conformazione di centri storici antichi e nobili, l’inquinamento e le politiche energetiche rappresentano una serie di fattori con cui cittadini ed istituzioni si confrontano quotidianamente.

L’ACI si impegna sulle tematiche della mobilità promuovendo l’informazione e la comprensione delle criticità, l’educazione stradale, la sicurezza. La tecnologia viene utilizzata per consentire una pervasiva circolazione di informazione su viabilità, traffico e mezzi di trasporto: anche in questo caso, l’ACI scende in campo e promuove progetti significativi. L’infomobilità è una nuova frontiera, una vera è propria scienza in perenne evoluzione, in cui l’ACI crede e su cui lavora concretamente.

L’ultimo Accordo di ACI siglato con ENI Mobilità sostenibile e transizione energetica sono due dei pilastri delle attività dei più importanti “player” nazionali nel settore. Due di questi, l’Automobile Club d’Italia e l’ENI hanno siglato a Monza – in occasione del Gran Premio d’Italia di F1 – un’intesa che avvia “un’importante cooperazione per accelerare l’utilizzo diffuso di prodotti, servizi e soluzioni” per affrontare le prossime sfide in questa materia.

L’accordo – sottoscritto dal Direttore Generale Energy Evolution di Eni, Giuseppe Ricci, e dal presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – combinerà la “capillare
presenza sul territorio di ACI” con “tecnologie e business di tutte le società di Eni”, per un approccio che le due realtà definiscono nel documento comune che annuncia la firma “olistico e
trasversale, ma anche “su misura”.

In questa occasione, ENI ha presentato anche l’attività “sustainable b2b”, un’offerta sostenibile che contempla – tra gli altri aspetti – i nuovi biocarburanti e prodotti di origine biogenica, ottenuti
da scarti e rifiuti o da materie prime vegetali non in competizione con la filiera alimentare, nuovi vettori energetici alternativi come l’idrogeno, ma anche la fornitura di energia elettrica prodotta
da fonti rinnovabili, soluzioni per la gestione dell’acqua e la rigenerazione dei territori in ottica di economia circolare, carburanti sostenibili per l’aviazione.

Parlando dell’accordo con ENI, i rappresentanti di ACI hanno definito, quella con l’azienda energetica, “una partnership fondamentale, per concorrere a dar vita a una mobilità sempre più
sicura, pulita e rispettosa dell’ambiente. L’energia è il cuore del presente e, ancora di più, lo sarà del futuro. Più essa sarà pulita, dunque,
più pulito sarà il futuro che ci attende, è il contributo che la mobilità darà allo sviluppo del Paese”.

Considerazioni finali sulla Transizione Energetica

Tutto ciò è senz’altro il punto di partenza di ACI verso un nuovo approccio con i nostri stakeholder, incardinato su una visione e un’offerta integrata di prodotti, servizi e soluzioni per una maggiore sostenibilità e per la transizione energetica”. Transizione Energetica che, come ho già detto e ribadito in altri miei interventi è più complessa di quanto immaginiamo ma una transazione “giusta” e progressiva non può e non deve danneggiare i lavoratori e le imprese. Una transazione ecologica, infatti, ha a che fare con la demografia, l’economia, l’agricoltura, l’energia e la mobilità. Le filiere italiane consolidate vanno salvaguardate guardando al futuro e, quindi, inserite in un percorso di innovazione e sostenibilità con tempistiche molto più dilatate rispetto ai tempi imposti dall’Unione Europea. “Transizione” significa proprio questo: passare progressivamente a tecnologie sempre meno dannose per l’ambiente, senza editti dall’oggi al domani.

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