L’intelligenza artificiale e la guida assistita stanno ridisegnando la mobilità su scala globale, ma l’Italia e le sue città sono davvero pronte a farsi travolgere da questa rivoluzione? La risposta a questo interrogativo ha animato la Giornata di Studio organizzata dalla Commissione Traffico e Circolazione dell’Automobile Club Bari-BAT, tenutasi stamattina nella Sala Videoconferenze del Rettorato del Politecnico di Bari. Al tavolo del dibattito, che ha visto una forte partecipazione istituzionale tra cui quella del prefetto di Bari, Rosanna Riflesso, è emerso chiaramente come la transizione tecnologica non sia soltanto una questione di software, ma un delicato snodo etico, normativo e sociale.
A tracciare i confini della discussione è stato il presidente dell’Automobile Club Bari-BAT, Francesco Ranieri, che ha espresso forti riflessioni sull’impatto di questi strumenti. Pur riconoscendo le potenzialità dell’innovazione, Ranieri non ha nascosto i rischi: «L’intelligenza artificiale sta cambiando il mondo e il modo di pensare ed è ormai una delle principali sfide e potenziali minacce per il futuro dell’umanità, eliminando alcune attività professionali». Il presidente ha ricordato che i cambiamenti del mercato del lavoro potrebbero coinvolgere milioni di persone, rendendo necessarie riqualificazioni di massa. Ha poi aggiunto un monito sul controllo degli algoritmi: «I modelli attuali non possiedono una vera comprensione del mondo, ma la loro crescente potenza richiede regole internazionali e limiti chiari per evitare che la ricerca del profitto generi danni irreparabili».
Il divario con le altre superpotenze è evidente. Mentre negli Stati Uniti e in Cina le auto totalmente autonome sono già una realtà commerciale in forte espansione grazie a giganti come Waymo, Baidu Apollo Go e Pony, la normativa italiana frena bruscamente. Nel nostro Paese è consentita unicamente la guida assistita e solo in autostrada, con l’obbligo tassativo per chi siede al volante di non staccare mai le mani dallo sterzo. La tecnologia rappresenta una promessa straordinaria per azzerare i fattori di rischio legati all’errore umano, come la stanchezza, la distrazione o l’abuso di alcol, ma spalanca le porte a nodi legali complessi. «Cosa potrebbe succedere se vi fosse un incidente, di chi sarebbe la colpa, della casa costruttrice, del software installato?», si è chiesto Ranieri, aggiungendo una nota di realismo sul contesto locale: «Oggi nelle strade urbane del nostro Paese sarebbe impensabile un’auto senza conducente stante la diffusa inciviltà degli utenti della strada».
L’urgenza di investire in sicurezza rimane drammatica ed è confermata dai freddi numeri della cronaca: nel corso del 2025 in Italia si sono registrati ben 237.822 incidenti con feriti e 2.868 sinistri mortali. Per questo l’ente barese ha ribadito la necessità di unire l’evoluzione tecnica all’educazione stradale quotidiana. I lavori, moderati da Maria Grazia De Renzo, hanno dato spazio anche alla presentazione dei progetti universitari del “Call for Ideas” e ad una serie di interventi tecnici. Giovanni Pascoschi ha illustrato il progetto Scan&Smart per le smart-cities, Alessandro Musmeci ha fatto il punto sulle nuove tecnologie autostradali, mentre Marko Bertogna si è concentrato sul futuro industriale della guida autonoma in Europa. Il confronto è culminato in una tavola rotonda.




