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Dopo anni di attese, il Governo italiano sta accelerando sul fronte della revisione del superbollo – l’imposta aggiuntiva rispetto al normale bollo auto – che grava sulle auto più potenti immatricolate in Italia. Introdotto nel 2011, il superbollo si applica ai veicoli con potenza superiore ai 185 kiloWatt (circa 252 cavalli), prevedendo un aggravio di 20 euro per ogni kiloWatt eccedente tale soglia.
Secondo le ultime indiscrezioni, spiega Segugio.it, si stanno valutando due ipotesi di rimodulazione della soglia di potenza, con l’obiettivo di alleggerire il peso fiscale senza compromettere l’incasso totale dello Stato, che attualmente si aggira sui 268 milioni di euro annui.
Superbollo: le due ipotesi di rimodulazione della soglia di potenza
Le due proposte di revisione, ricorda ancora Segugio.it, prevedono di:
portare la soglia del superbollo da 185 kiloWatt a 200 kiloWatt a partire dal 2026, che comporterebbe una riduzione del gettito statale a circa 214 milioni di euro, ovvero una perdita di 54 milioni rispetto ad oggi;
innalzare la soglia a 225 kiloWatt a partire dal 2027, con conseguente calo del gettito a circa 152 milioni di euro, pari a una perdita complessiva di 116 milioni rispetto all’attuale situazione.
Rimodulazione Superbollo: effetti sul mercato e sulle entrate fiscali
La riduzione del carico fiscale potrebbe incentivare l’acquisto di una parte di vetture oggi penalizzate dal superbollo, con effetti positivi sulla domanda e conseguenti maggiori immatricolazioni.
Le stime parlano di un aumento di circa 7.000 immatricolazioni nella prima ipotesi (2026) e di oltre 12.000 nella seconda (2027). Tale incremento genererebbe, secondo le previsioni, un introito fiscale aggiuntivo dall’IVA, che potrebbe superare le minori entrate del superbollo. Nel dettaglio, si parla di:
circa 130 milioni di euro di IVA aggiuntiva nella prima ipotesi;
oltre 230 milioni di euro dalla maggiore attività di vendita nella seconda ipotesi.
Dunque, la revisione del superbollo potrebbe tradursi in un beneficio complessivo per le casse pubbliche. Il Governo punta a definire il provvedimento entro la fine dell’estate, in modo da poter inserire la revisione nella prossima legge di bilancio e dare così un segnale chiaro e favorevole all’intero comparto automobilistico italiano.




